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lunedì 31 ottobre 2011

Senza titolo (o troppi titoli?)

Twenty Peas

*je m'excuse avec les lecteurs francophones, mais ce post ne sera qu'en langue italienne
Da qualche parte, riguardando la pagina di fine aprile con la sua svettante tarte aux fraises, mi ha preso un misto di nostalgia ma anche di leggera insofferenza. Che per me il blog non rappresenti un lavoro né una medicina obbligatoria due volte al dì, questo era evidente (ed è per questo che non amo molto le aperture con le "scuse al lettore per l'astinenza da blog"). Che io continui ad interessarmi di pasticceria, gastronomia ed in generale a tutto ciò che succede nell'universo cucina, resta assodato. E quindi?

giovedì 23 dicembre 2010

Mon sapin imaginaire et un cadeau

Calendrier 2011


Insomma qui ci siamo quasi, anche se la lontananza da casa a volte gioca brutti scherzi pure ai cuori di pietra. Per quanto si possa ragionare razionalmente di lavoro, opportunità, novità, "tanto è un giorno sul calendario" e robe del genere, un filino di malinconia stringe ugualmente lo stomaco da qualche giorno.

giovedì 11 novembre 2010

Divorare con gli occhi_ à dévorer avec les yeux

Appétence

Martedì 9, h10, galleria Fraich'attitude, (un indirizzo che da mesi avevo appuntato in agenda). In occasione del Festival Internazionale di Fotografia Culinaria -fino a domenica a Parigi- al ricco programma di lezioni di cucina di questa cucina/atelier si è aggiunto anche qualche appuntamento dedicato esclusivamente alla fotografia… e potevo farmelo sfuggire?
Pierre-François Couderc è risultato vincitore del premio del pubblico al Festival dell'anno scorso, a Grenoble lavora come fotografo da circa 30 anni e quando parla di luce, appetenza dell'immagine, comunicazione gastronomica, la passione traspare da ogni parola, pur conservando un incredibile semplicità ed apertura alle critiche.

venerdì 22 ottobre 2010

La vie en rose



Interrogarsi su cosa renda così irresistibile l'Ispahan - strafamoso feticcio della maison Pierre Hermé che abbina rosa, lampone e litchi - è praticamente inutile. Basta fare un confronto di quantità sugli stock in cella frigo per rendersi conto che il rosa vince sempre 10 a 0 sulle altre meraviglie che escono ogni giorno dai laboratori.

sabato 11 settembre 2010

....devinez quoi?

Paris


c'est à dire "indovinate un po'(dove sono)?" Non dovrebbe essere troppo difficile capirlo :)
Dopo la pigrizia d'agosto ci ha pensato questo trasferimento, lungamente progettato e fin troppo rimandato, a ridarmi la scossa necessaria per riprendere il ritmo. Aerei cancellati, bagagli a misura d'uomo-nel senso che sono grandi quanto me- e la più spietata guerra per l'alloggio non mi hanno ancora fermato.

Contagiata dalla corsa frenetica della rentrée, nella fretta di trovare un tetto sopra la testa, tra telefonate, appunti frettolosi ed appuntamenti stavo quasi dimenticando dove mi trovo e perché. E' bastato fermarsi un attimo; per esempio alle Tuileries verso il tramonto, accamparsi sul prato per tirare il fiato e riempirsi gli occhi con uno sguardo attorno, per rendermi conto che sono a Parigi.

lunedì 29 dicembre 2008

Macaron, il primo morso non si scorda mai

Beurre salèe caramel macaron

Croccante fuori, morbido dentro...anche se sembra l'imitazione di uno spot di qualche anno fa, sceglierei queste parole per descrivere in poche parole un macaron a qualcuno che non l'abbia mai assaggiato. Ma c'è di più: su questo petit four tradizionale, negli ultimi anni tornato in voga anche attraverso i foodblog, si sono scritti libri interi. Così fragili e di delicata preparazione, eppure così indimenticabili per chi li prova.
Storicamente, a Parigi i macarons SONO Ladurée: la maison, fondata a metà Ottocento, incute il rispetto proprio dei "mostri sacri" della pasticceria francese, eppure proprio per questo secondo me il personale presta meno cura e cortesia al cliente, quasi a dire "tanto in ogni caso siamo i più famosi e gettonati lo stesso". Un po' intimorite dagli stucchi scintillanti della fastosa boutique di rue Royale, io e Simona entriamo e, in due secondi netti, la commessa chiede se abbiamo già deciso quale dolce prendere. Di macarons in vista, nemmeno l'ombra, ma ci viene indicata la lista plastificata su cui scegliere (ehm..). In sottofondo, il discreto caos della sala da tè dove molti avventori stanno pranzando. Insomma, uno spazio piccolo e sacrificato per i dolci, e ancora peggio per i clienti. Peccato. Usciamo con un Paris-Brest (io) e una millefoglie splendida (Simona) più 6 piccoli macaron.
Ladurèe
Ladurèe macarons (vanille-fleur d'orange)
Nulla da dire sui dolci (a parte la crema del Paris-Brest che era un po' troppo "ferma", poco cremosa). I macaron, a parte la scarsità di ganache all'interno, avevano una consistenza perfetta ma in alcuni casi non se ne riusciva a riconoscere il gusto (quello ai fiori d'arancio ad esempio, molto colorante ma ben poco aroma!). Ottimo quello alla vaniglia.
Ovviamente, avendo in programma un test di pasticceria al giorno , non si poteva evitare Sadaharu Aoki e soprattutto Pierre Hermé. Sono rimasta impressionata dalla precisione e del senso di minimalismo e ordine della boutique di Aoki (d'altronde propri della cultura giapponese): abbiamo consumato le nostre monoporzioni su un tavolino basso, in splendidi piatti quadrati in vetro dove il dolce, posto con religiosa cura (e guanti in lattice indossati al momento!)! dalle commesse, era ESATTAMENTE in posizione parallela ai margini, non un millimetro in più nè uno in meno, accompagnato da un bicchiere d'acqua (come per le degustazioni). Tutto perfetto, inaccepibile, chirurgico. Io ho testato un dolce di cui malauguratamente non ricordo il nome, ma gli esperti lo riconosceranno dalla foto, che alternava pasta di sesamo nero a un biscuit al the verde matcha e altri di chantilly (credo).
Sadaharu Aoki
Splendido come alternanza di consistenze e sapori inconsueti, meno entusiasmanti i fagioli rossi azuki contenuti nel rotolo al matcha provato successivamente (ma è solo gusto personale).
Ma veniamo al dunque, ovvero Hermé. Dopo tante recensioni, pareri e commenti strabiliati da tutto il mondo, non potevo che entrare nella piccola boutique di rue Bonaparte in religiosa ammirazione. Già solo l'ambiente, minimale ed elegante, sottolinea che i veri protagonisti sono LORO, i dolci. I commessi, giovani molto eleganti (e alcuni davvero degni di nota!) in divisa nera, sembrano tante macchinette operose e precise nel loro salutare, chiedere, inscatolare e servire. Il tutto lasciando il tempo al cliente di riprendersi dalla visione mistica e fare la propria scelta. Premesso, in quei giorni la collezione Fetish era "Infiniment vanille", forse quella che più di tutte mi attirava. Ergo, senza troppe esitazioni, due tartelettes della sopracitata collezione per noi, più sei macarons.
Infiniment vanille tartelettes
Marron and green tea macaron
Credo di poter affermare che quella tartelettes rimarrà il ricordo più indelebile nella mia mente: mai assaggiato nulla di più, di più..non ho nemmeno le parole per descriverlo...semplicemente divino! Dopo il primo morso, io e Simona ci siamo guardate, senza parole! Parlando di macarons, le farciture di ganaches sono più generose rispetto a Ladurée, e soprattutto i sapori sono definiti (comica la mia reazione addentando quello alla nocciola Piemonte e tartufo!). C'è l'innovazione di abbinamenti particolari, come in quello ai marroni e the verde, ma le basi della preparazione rimangono solide e perfette: i gusci crocanti e teneri all' interno, il sapore mai troppo stucchevole. E pensare che io non amo gli impasti "meringosi"! Inutile dire che, tornate il giorno seguente, abbiamo testato gli ultimi sei gusti che mancavano all'appello: nella mia classifica vince quello alla rosa, seguito dal Mogador (cioccolato e frutto della passione) e da quello al caramello al beurre salée. Ancora una volta, grazie ai foodbloggers che mi hanno fatto conoscere questo angolo di paradiso a Paris! Oltre che per la sua atmosfera da sogno, per la sua storia, per i suoi abitanti, credo che questa città rimarrà sempre nel mio cuore anche per la sua cultura gastronomica (e che scoperta!), giustamente valorizzata molto più di quanto non si faccia con quella italiana, altrettanto ricca e meritevole. 

lunedì 8 dicembre 2008

Shopping gourmande, ovvero come fare fuori i regali natalizi a novembre!

Shopping gourmande


Continuando con il report dei giorni parigini, un capitolo a parte merita la giornata di shopping tutto culinario che mi ha visto, come in preda di un raptus, visitare una serie di almeno 5 negozi a tema con una media di un'ora per negozio!
Nelle mie visite precedenti alla Ville Lumiére, ancora ignara della mia futura passione culinaria, probabilmente ero già passata davanti all'enorme vetrina verde bottiglia di Dehillerin  e magari mi ero anche soffermata con curiosità, ma senza entrare. Questa volta, supportata dall'enorme pazienza di Simona (che si è fatta quasi contagiare dal mio raptus) sono entrata nella caverna delle meraviglie: dal pavimento all'alto soffitto, disposti su vecchi ripiani in legno e appesi con spaghi, ci sono tutti gli utensili che si possano immaginare; l'impressione è un po' quella di un enorme ferramenta dove tutto è catalogato in ordine con etichette e codici, e commessi di una certa età portano camici blu. Dalle pentole in rame stagnato ai cercles à tarte della foto di cui mi sono subito impossessata, dai coltelli ai chinois di ogni dimensione, c'è veramente di tutto. I prezzi, essendo un fornitore per professionisti, sono bassi ma bisogna aggiungere le tasse (una specie di IVA). 1° bottino: una spatola angolata, 4 cerchi per tartelettes più uno grosso, uno stampo quadrato per mousses, un tappetino Exopat, due forchettine per praline (per la copertura).
Dehillerin window
Seconda tappa, molto vicina alla precedente (come sempre a Parigi: i negozi di articoli simili tra loro sono tutti raggruppati): Simon. Più "ordinario", piccolo e moderno del precedente nell'impostazione degli spazi, ma qui si trovano in aggiunta anche contenitori monouso (verrines in plexiglas, sottotorta, pirottini) ed elettrodomestici (compreso l'aerografo per cioccolato). Persino i taglieri in marmo per il temperaggio del cioccolato... 2°bottino: un pacchetto da 100 pirottini col bordo rigido, per me introvabili a Genova.
Mora
Poi Mora: nonostante le origini antiche, un grande negozio moderno e fornitissimo di utensili, recipienti, contenitori in carta usa-e-getta per dolci (purtroppo disponibili solo in confezioni intrasportabili), coloranti e decorazioni-miniatura in zucchero veramente stupende. Momento comico quando il giovane commesso in camice bianco che correva da una parte all'altra del negozio (assumere qualcun'altro no?) ha letteralmente travolto una cliente! Poi, trafelato, arriva uno chef in tanto di divisa che aveva urgentemente bisogno di non so quale materiale...senza far perdere il buonumore al titolare! 3°bottino: un pacco che non smaltirò in una vita di 200 piccoli sottotorta dorati per tartelettes (me ne ero innamorata in una pasticceria appena testata).
Labels
4° tappa obbligata: Librairie gourmande. Letteralmente un paradiso: solo libri di cucina ed il piano superiore dedicato interamente a boulangerie e patisserie! Dalla manualistica per gli studenti e apprendisti fino "alle bibbie" di Pierre Hermè e Paco Torreblanca, veri e propri mattoni! La titolare, che all'inizio sembrava spazientita dal nostro continuo sfogliare, appena abbiamo iniziato a chiederle consigli ha iniziato a tirare fuori libri su libri, spigando le caratteristiche di ognuno (se era più tecnico e più di immagine, ecc). PH10 ovviamente sfogliato ma escluso in partenza per il peso ed il costo (sigh). Dopo una difficile decisione, ho optato per un volume di Stèphane Glacier, che da oggi rientra nella lista dei pasticceri preferiti: questo. All'interno, oltre alle solite foto spettacolari, anche le sequenze per immagini della preparazione e il disegno-schema della composizione. Dettagli precisi, le ricette base in fondo...non potevo non prenderlo! Ovviamente ero tentata anche dall'ultima uscita di Hermè sui macarons, ma il portafoglio dava già segni di cedimento! In aggiunta, in un'altra libreria, avevo già preso il "Larousse des desserts"...
Detou window
Immancabile Detou: contrariamente alle aspettative molto piccolo, ma con tutto ciò che serve (specialmente l'introvabile cioccolato Valrhona) e soprattutto con prezzi irrisori per quanto rigurda frutta secca e spezie. Unica brutta sorpresa: le coperture Valrhona esistevano solamente in pacchi da 3kg, di nuovo troppo pesanti! Il costo era ottimo, ma moltiplicato per 3 kg iniziava ed essere tantino, così ho optato per una copertura monorigine di Cacao Barry ( "solo" 1kg) ed un Valrhona per ganache e altri usi (altro chiletto). Oltre a ciò: una provetta da sei bacche di vaniglia Madagascar, farina di nocciole, vasetto di fave tonka (il profumo è strabiliante, era da un po' che la cercavo), sfogliette di crepes dentelles.
Infine, la Grande Epicerie de le Bon Marchè: di nuovo aspettative sconvolte. Già visualizzavo uno dei soliti negozietti-gioielleria con confezioni di Fauchon e foie-gras per pochi eletti. Passando davanti alle porte ci accorgiamo che l' Epicerie ha tutto l'aspetto (e le dimensioni) di un grande magazzino a sè stante: veramente una meraviglia! L'organizzazione è quella di un supermercato con corsie e scaffali, reparto freschi e confezioni, banco del pane, dei dolci, dei tè, di qualsiasi cosa! Si viene presi da una certa frenesia, e con l'idea di svaligiare letteralmente tutto, si inizia a tentare un percorso sensato tra gli scaffali. Tutto inutile, adocchio il reparto del sale e poi rimbalzo a quello dei sablè bretoni, uno sguardo ai vini e birre dello sperduto monastero, uno ai pain d'epices e speculoos, poi di nuovo al cioccolato (qui solo confezioni e tavolette però). I prezzi, confrontandoli con quelli di alcuni supermercati della città, erano identici. I prodotti stranieri ovviamente più cari, ma già quelli francesi bastavano e avanzavano decisamente! Potendo conservarli, avrei fatto un giro anche al banco dei formaggi e dei latticini. Alla fine mi sono decisa per: melange di 4 spezie, fleur de sel di Guerande,  cioccolato e biscotti per parentado, estratto di caffè.
Lascio a voi immaginare a fine giornata le mie braccia (altro che palestra!) e le mie finanze....:) 

Indirizzi:
Dehillerin 18-20, rue Coquillière
A. Simon 48-52, rue Montmartre
Mora 13, rue Montmartre
Librairie Gourmande 92-96, rue Montmartre
Detou 58, rue Tiquetonne
La Grande Epicerie 38, rue de Sèvres

giovedì 4 dicembre 2008

Il mattino ha l'oro in bocca

Petit dejeuner
Chausson au poire e clafoutis au pommes

Nel delirio generale delle mie foto, ho scelto di iniziare il racconto dalle basi, ovvero PANE (e boulangeries in genere). Dunque, il discorso sarebbe sterminato parlando della Francia, dove fare il pane è più che un mestiere: quasi un'istituzione la baguette fasciata nella carta sotto il braccio dei parigini! Nel mio viaggio ero in compagnia di Simona, una carissima amica di Torino, con cui condivido mestiere e passione per il buon cibo, beh e per i dolci manco a parlarne...

Con un'organizzazione degna di un tour operator, abbiamo programmato tutte le visite gastronomiche in modo da vedere, provare, commentare più posti possibili (ovviamente sulla base dei consigli dei blog che seguo, in primis Sigrid che in proposito aveva pubblicato una splendida
guidina su Parigi). Essendo la mia terza volta a Parigi non avevo il "dovere" di tutte le classiche visite turistiche, e mi sono invece gustata con calma tutte le viuzze di St Germain de Près, i negozi particolari sparsi nel Marais, o i posticini un po' nascosti. Poi ovviamente shopping selvaggio, finchè il mio portafoglio ha dato forfait (circa il terzo giorno)!

Dunque, la nostra provvisoria residenza era in rue Oberkampf, nell' 11 arrondisment, una zona che non avevo mai esplorato. Il quartiere è molto "familiare": molti negozi di alimentari (immancabili i pakistani e cinesi aperti fino a tardi), un mercato domenicale nel vicino boulevard, bar. Ovviamente lontano come atmosfera dalle zone più chic, ma molto carino. E soprattutto, almeno cinque boulangeries nel giro di 100 mt! Quindi la prima mattina, colazione sotto casa con i due soggettini della prima foto. Purtroppo non mi sono appuntata questo primo indirizzo! Molto buono lo chausson (traduzione letterale: calzone), il clafoutis a detta di Simona non eccezionale, forse un po' troppo cotto.

Poilane

Non poteva mancare Poilâne: mi aspettavo trionfi di mille pani diversi e conditi, grandi ambienti, invece la piccola e quasi timida vetrina ispira aria di semplicità, come a dire: qui ci sono poche cose, ma buone! Appena entrate una delle tre carinissime signore presenti ci ha offerto dei frollini da una enorme cesta, poi la mia scelta è caduta sul pain chocolat, che era il dolce fisso di quando, coi genitori, vidi Parigi per la prima volta (potere del cioccolato).

Petit dejeuner chez Poilane

Da notare il classico involtino di carta arrotolato agli angoli che sostituisce il classico sacchetto di carta nostrano. Che dire, la sfoglia era SFOGLIA! Tutti i pani e panbrioche del negozio ispiravano molta fiducia e l'odore, beh, unico. Peccato non esserci tornate, ma c'erano così tanti posti da provare!

Pain au chocolat

Tutta un'altra questione da Eric Kayser: di nuovo grande cura delle basi lievitate ma molte più varietà di pane, ai fichi, alle noci, olive, uvetta, qualsiasi tipo di cereale...peccato solo per l'atmosfera meno cordiale rispetto a Poilâne, un po' da "catena" di negozi come in effetti è. Con tanto di coda fuori! Magari abbiamo beccato solo noi il commesso frettoloso...resta il fatto che il pane (abbiamo provato panini all' uvetta ed ai cereali) è veramente ottimo. Morbido, ben lievitato, niente affatto pesante. Credo di non aver praticamente mai mangiato del pane così qui a Genova (che scoperta, eh?)
Nei giorni successivi le nostre colazioni si sono svolte regolarmente in un'altra boulangerie (Gana) sotto casa, che ha inaugurato il giorno dopo il nostro arrivo: la cosa strabiliante è che una parte di laboratorio era stata lasciata a vista, dietro pareti in vetro, e quindi mentre sceglievo cosa sgranocchiare sbirciavo il ragazzo che formava le baguettes della giornata. La padrona che serviva poi, gentilissima ogni giorno a sopportare le nostri comprensibili indecisioni!
Indirizzi:
-Poilâne, 8 rue du Cherche-Midi
-Eric Kayser, 14 rue Monge
-Gana, rue Oberkampf incrocio rue Jacquard (non ho il numero civico!)
Prossima puntata: acquisti culinari!

They wait outside

Quelli che..apettano fuori dalle boulangerie!